b i o g r a f i a

 

 

Carmine Papa, Napoli 6 Novembre del 1953
viale dell’Acquario, 9 - 80014 - giugliano (NA) - tel.: 081.8949515 - cell.: 331.5311412 -
www.carminepapa.it - carminepapa@libero.it.

Titolo di studio:
Perito in telecomunicazioni

Da giovanissimo si avvicina con grande passione al mondo dell’arte, ma per motivi familiari intraprende gli studi tecnici diplomandosi come “Perito in Telecomunicazioni”. La sua formazione artistica è dovuta sia all’esperienza diretta operando a contatto con tecniche e materiali, che indiretta a contatto con tanti artisti di ogni tendenza e di pensiero dovuta a vari ruoli assunti nell’ambito artistico. Alla formazione del suo “carattere” artistico ha contribuito certamente l’amicizia con il gallerista di fama mondiale “Antonio Sapone” (per la cronaca, il figlio del sarto di Pablo Picasso), dove nel suo centro “C.U.I.I.” (Centro Umanistico Incontri Internazionali) realizzato a Bellona (CE); ha potuto trarre valida esperienza a contatto sia con gli artisti che con le loro opere come: Picasso, Matthieu, Kijno, Corpora, Riopelle, Harthung, Treccani, Pignatelli, Magnelli, ecc. Ancora, la sua esperienza nell’arte contemporanea si è arricchita con la frequentazione del “Framart-studio” di Napoli dell’architetto Nicola Incisetto, dove ha vissuto in diretto contatto con opere e artisti di grande “spessore” internazionale come: Hidetoshi Nagasawa, Dennis Oppenheim, Concetto Pozzati, Vettor Pisani, Alberto Burri, Gabriele Amadori, Michele Zaza, ecc. Il suo stile artistico è un linguaggio filosofico-creativo contemporaneo, utilizzando un gioco “sottile” di segni e campiture di piano, lanciando raffinate linee di colore bianco trasmettendo così, la personale concretezza dei pensieri e concetti. Psicologicamente il suo “arte-fare” rappresenta il piacere di svelare il “bello” che si cela dietro alla maschera quotidiana di personalità, lo scoprire del proprio “IO”; un personale arco comunicativo con cui manifesta tutta la sua inquietudine per i soprusi e le crudeltà sociali di questa società “moderna”.      

 

c o l l e t t i v e

 

1976
Mostra Nazionale Culturale di Pittura, Barra (NA).

1984
1a Rassegna Nazionale di Pittura, Villaricca (NA).
1° Concorso Artistico Regionale di Pittura, Giugliano (NA).
9° Concorso Artistico Nazionale, Qualiano (NA).

1994
Cento Artisti a Confronto, Casina Pompeiana, Napoli.

1995
Arte in Piazza, S. Agnello (Sorrento), Capua, S. Sebastiano al Vesuvio, Pompei, Caserta, Bacoli, Napoli.
Arte Motus, Bacoli (NA).
Maestri Napoletani, Monastero Monumentale di S. Gregorio Armeno, Napoli.
Compresenze tra-versanti, Palazzo Monte dei Pegni, Marcianise (CE).
Il Gruppo Zon, Il Giardino di Melo, Aversa (CE).

1996
Concorso Meltingpot, Archivio Parisio, Napoli.
L’amore, Galleria L’Approdo, Avellino.
Ricerca di identità, Frignano (CE).
Mostra di Pittori Contemporanei, Giugliano (NA).

1997
Hodierna Documenta, Galleria L’Approdo, Avellino.
Fiera di Natale, (Spazio aperto all’Arte), Fiera del Levante (BA).

1998
Expolevante, (Spazio aperto all’Arte), Fiera del Levante (BA).

2000
Asta di solidarietà di opere d’arte 5° edizione, Aiutiamo la pace, Sala del Consiglio Provinciale, Ascoli Piceno.

 

 

p e r s o n a l i

 

 

1995
La mia onda artistica, Teatro Il Piccolo, Napoli.

1996
Mutazioni, Galleria Mediarte, Caserta.

2006
Gioielli Artistici, Giugliano (NA).

 

 

 

c r i t i c h e  -  a r t i c o l i

 

1995

Carmine Papa

 

di Antonio Buonomo

…Una pittura studia, razionale, che esprime profondi studi attraverso precisi linguaggi. Carmine Papa i cui dipinti ci proiettano in un mondo complesso dove non il dipinto è la tappa ultima dell’osservatore, ma è solo il mezzo espressivo attraverso il quale l’artista ci presenta il proprio pensiero filosofico creativo. Attento studioso e pensatore, sente, poi, il bisogno di comunicare la sua sintesi filosofica. Il mezzo, la pittura con pluri linguaggi articolati…

 

Carmine Papa, Pensiero, creatività, Arte Contemporanea, da Mr. Spectator news - Cultura - Anno VI - n°6 del ’95.

 

di Antonio Buonomo

MARCIANISE, “Compresenze Tra – Versanti”, questo il titolo della mostra itinerante, organizzata dal "Laboratorio Arti Visive” di Marcianise con il “Gruppo Zon” di Napoli, conclusasi al Palazzo Monte dei Pegni. A curare la mostra è stato Giuseppe Errico, insieme a Mariarosaria Arena. Successive tappe sono state a Caserta e Benevento. Gli artisti che hanno partecipato sono: Salvatore Acconcia, Maddalena Ambrosio, Antonio Brangi, Rocco D’Angelica, Aldo Di bello, Vittorio Fortunati, Renato Milo, Mario Nigro, Carmine Papa, Antonio Perrottelli, Angela Raimondi, Gisela Robert. Particolare interesse hanno destato le opere di Carmine Papa, la sua una pittura studiata, razionale, che esprime profondi studi attraverso precisi linguaggi. Carmine Papa i cui dipinti ci proiettano in un mondo complesso dove non il dipinto è la tappa ultima dell’osservatore, ma è solo il mezzo espressivo attraverso il quale l’artista ci presenta il suo pensiero filosofico-creativo. Non la classica opera pittorica, dunque ma una sintesi di filosofia moderna comunicata attraverso l’arte. Papa si è interessato per anni di pittura e di arte come Art manager, studiando tecniche e filosofie degli artisti contemporanei. Attento studioso e pensatore, sente, poi, il bisogno di comunicare la sintesi filosofica, il mezzo la pittura con plurilinguaggi articolati. La grandiosità della sua arte sta nella duplice struttura di lettura: il dipinto si presta benissimo ad una interpretazione puramente pittorica, ma riserva, all’osservatore più attento e colto, un preciso messaggio filosofico di vita moderna.
       

 

Mostra di Carmine Papa, dal giornale “SUD” del 23 dicembre ’95 - Napoli.

di Saverio De Meo

Il pittore Carmine Papa espone i suoi lavori a “Compresenze tra-versanti”, l’interessante rassegna d’arte itinerante a cura di Peppe Errico e prodotta dal Laboratorio di Arti visive di Marcianise ed il gruppo “Zon” di Napoli. Carmine Papa espone una serie di opere su tavola e tela che paiono muovere dall’espressionismo di Munch per approdare ad un certo sincretismo, in un’evolversi inarrestabile di ricerche a tutto campo sul binomio “Bianco nero”. L’apparente disuniformità del discorso artistico, è in realtà il pregio di questo artista che non teme di smentire sé stesso e di disorientare i collezionisti.
Il nero, limbo dell’essere ma anche matrice e giaciglio di tutte le luci possibili, domina le superfici di tavola ingessata. Da queste tavole e dal nero, la luce viene ritagliata col bisturi o scavata mediante la superficie scabra di un disco di carborundum, quasi a voler materializzare la fatica del nascere dell’arte medesima. La superficie nera che è il luogo del non colore e che domina il piano pittorico, utero e grembo della pittura, fa da serbatoio di possibilità da cui il bianco, a sua volta summa di ogni colore, emerge a fatica come a conquistare con un primo faticoso respiro, il diritto alla vita. Questa visione drammatica e catartica dell’arte, che Carmine Papa esprime in pittura, è evidentemente la trasposizione su tavola del sentire collettivo contemporaneo, che avverte in tutta la sua drammaticità, tutto il peso della regressione verso l’annichilimento e l’auto distruzione delle individualità. Carmine Papa, autodidatta di forte volontà ed impegno, in questi lavori autenticamente “sperimentali”, dà l’impressione di voler portare il proprio discorso verso direzioni estetiche di grande impegno concettuale nel panorama dell’arte contemporanea e di voler troncare i legami con la figurazione ancora aleggiante. Questa posizione intellettuale, viene mantenuta dall’autore rinunciando ai facili traguardi della notorietà scandalistica cui moltissimi saltimbanchi d’avanguardia, sembrano tendere spasmodicamente.

 

Il Gruppo Zon

di Maurizio Vitiello

Il “Gruppo Zon” attraverso numerose occasioni espositive è uscito alla ribalta presentando, di volta in volta, diverse formazioni. E’ stato così possibile apprezzare la produzione di artisti di talento che avevano voglia di condividere momenti comuni. Dopo la mostra al Palazzo della Cultura, ex Monte dei Pegni, di Marcianise (Caserta), il “Gruppo Zon” si presenta oggi a “Il Giardino di Melo” di Aversa (Caserta) con uno schieramento a quattro. Maria Pia Daidone, Renato Milo, Carmine Papa, ed Antonio Perrottelli, artisti campani di vaglia, espongono a “Il Giardino di Melo” le loro ultime produzioni. Questa compagine riuscirà, sen’altro, ad interessare la critica più accreditata e la stampa più attenta ai fenomeni, in continua fermentazione, e alle vicende artistiche, in perenne evoluzione, della nostra regione. Gli operatori in questione riescono, dopo attente analisi concettuali, ad offrire un ventaglio di valenze. Negli orditi e nelle trame delle loro sostanziose opere si situa leggera, ma ben definita, una sensibilità pittorica ed un “plafond” di accorgimenti plastico-visivi e tecnico-cromatici.

 

1996

Carmine Papa, mostra dal 27 aprile al 10 maggio ’96 - “IL GIARDINO DI MELO” - Aversa  (CE).

di Maurizio Vitiello
 
è un operatore che segue, con estrema partecipazione, i movimenti artistici nazionali e collabora con uomini e personaggi dell’arte, della cultura e della musica. Papa è un artista che ascolta molto e, con discrezione, apre nuove vie espositive. I suoi lavori sono elaborazioni molto sentite. Nel chiuso del suo studio esamina cromie e tele, possibilità dei legni e nuova tenuta dei materiali presi in esame. Sperimenta, in fondo, soluzioni possibili. Con alcuni acidi e tocchi giusti cerca di calibrare valenze all’interno dei turgori della materia. La sua pittura non è esplosiva, ma tutta tesa a spiegare le infinite congruenze di stratificazioni sottili e leggere, quasi evanescenti ed impalpabili. Con stesure accorte riesce a misurare veli cromatici e a fissare umori certi. Ingredienti essenziali di queste stesure risultano colori mai accesi proposti con onesti colpi di polso. Carmine Papa giunge, così, ad innalzare frontiere visive ed intriganti sudari dell’anima.

 

Ricerca di identità, in continuo confronto, dal quotidiano “Il Giornale di Caserta” del 20 luglio ’96 - Anno XII - N° 29.

di Carlo Roberto Sciascia

In occasione dei festeggiamenti in onore dei Santi Nazario e Celso, sarà allestita presso l’Istituto delle Suore Francescane di Frignano una mostra collettiva di artisti contemporanei curata da Carlo Roberto Sciascia dal titolo “Ricerca di identità”. L’esposizione, che concorre a mantenere vive antiche tradizioni culturali, resterà aperta dal 20 al 30 luglio dalle ore 19 alle 22. Giunta alla sua terza edizione si avvale del patrocinio del Comune di Frignano e della Nobile Accademia di Santa Teodora Imperatrice. Gli undici artisti invitati sono stati scelti in quanto animati dalla ferma volontà di esprimersi “liberamente”, senza cioè condizionamenti o compromessi. Il nero predominante nei lavori di Carmine Papa scandaglia la complessità della psiche dell’uomo, sconvolto da storie tormentate che lasciano profondi solchi nell’animo.

 

Ricerca di identità, dal quotidiano “Il Corriere di  Caserta” di mercoledì 7 agosto ’96 - Aversa (CE).

di Raffaele Muggione

S. Marcellino. Si è conclusa la mostra di artisti contemporanei intitolata “Ricerca di identità”. La manifestazione è stata organizzata dal Comune di Frignano e della Nobilis Accademia Sanctae Theodorae Imperatricis in collaborazione con il patrocinio dei S.S. Nazario e Celso. Sede dell’esposizione è stato il convento delle suore francescane in piazza della Repubblica. Per l’occasione è stato altresì, pubblicato un opuscolo informativo con le opere degli autori:
. . . Carmine Papa che ha esposto acrilici su legno come “Ritmi di piani”. Un artista alla continua ricerca costante della psiche umana, il Papa ha elaborato una tecnica davvero originale: una sapiente fusione di contrasti di toni chiaroscuri (bianco e nero) su legno intarsiato. Insomma, oseremo dire, sottostimando per termologia l’opera dell’artista giuglianese, un legno dipinto. Ma in verità ci troviamo davanti a delle opere che al posto del tradizionale supporto telaceo usano particolari materiali che fanno parte della ricerca comunicativa dell’Artista che fonde all’espressione artistica un approfondito studio razionalistico della vita moderna. Il dipinto, quindi, un libro da leggere, un percorso da maturare, un oggetto da studiare e da interpretare secondo la chiave di lettura che un osservatore di provata cultura riesce ad impostare. Difficile la lettura quindi all’osservatore pagano che vede nell’opera solo un fugace, ma pur sempre  “bello” schematismo geometrico. Una continua ricerca di se, quindi, quella che Carmine Papa. Che lo porta ad un’analisi continua della psiche dell’uomo e soprattutto di se stesso.

 

Mutazioni, mostra dal 11 ottobre al 6 novembre ’96, Galleria Mediarte, Caserta.

di Adriana Bucciano
Le strutture cristalline di Carmine Papa, ambientali e spaziali, suggeriscono e ci rimandano a lontane galassie. Un astrattismo geometrico non di memoria razionale, una rappresentazione dello spirito e del pensiero. Di pensiero analitico. Nulla si narra, tutto fa parte di un universo senza inizio e che si sussegue infinitamente oltre la tela come il cielo, le stelle, come il sole, come la notte e il giorno. Una geometria al di là della tecnologia, che non appartiene alla fredda impostazione di una macchina ma un’elaborazione paziente, mutabile, di un forte pensiero e perciò emotivamente umana.  Le opere di Carmine Papa, esposte in questa mostra, appartengono all’ultimo biennio di lavoro; alcune di esse, meno recenti, fanno sì che l’iter dell’artista risulti più evidente.

N.B. Durante l’inaugurazione verranno eseguiti cinque brani musicali, composti per l’opera di Carmine Papa da Luigi Esposito, eseguiti dal quartetto di sassofonisti: soprano Francesco Mattiello, alto Domenico Mattiello, alto Ciro de Biasi, tenore Mario Capone.

Variations, mostra dal 11 ottobre al 6 novembre ’96, Galleria Mediarte, Caserta. 

di Adriana Bucciano

 

Carmine Papa’s environment and spatial crystalline structures suggest and remind us far Galaxies. A geometric abstractionism not of a rational memory; it is a representation of the spirit and of the thought. An analytical thought. Nothing is told, but everything belongs to a no beginning Universe which goes to the infinitive over the painting such as the sky, stars, the sun, the night and the day. A geometry which is over the technology, it doesn’t belong to the cold set-up of a machine, but to a patient and changeable elaboration of a strong thought and for this reason near to human emotions. Papa’s painting, shown in this exhibition, were painted during the last two working years; some of them, not recent one, make the painter’s variations more evident.

N.B. Durante l’inaugurazione verranno eseguiti cinque brani musicali, composti per l’opera di Carmine Papa da Luigi Esposito, eseguiti dal quartetto di sassofonisti: soprano Francesco Mattiello, alto Domenico Mattiello, alto Ciro de Biasi, tenore Mario Capone.

 

 

Ritmi di piani in mutazione, dal quotidiano “ROMA” di Mercoledì 23 Ottobre 1996 - anno CXXXIV N. 13 di Caserta.

di Carlo Roberto Sciascia

L’associazione Culturale Mediarte di Caserta ha aperto la nuova stagione artistica con una personale di Carmine Papa dal titolo “Mutazioni”. In occasione dell’inaugurazione, infatti; sono stati eseguiti da un quartetto di sassofonisti cinque brani musicali, appositamente composti dal soprano Francesco Mattiello, gli altri Domenico Mattiello e Ciro de Biasi, il tenore Mario Capone. La mostra propone al fruitore i lavori appartenenti all’ultimo biennio accompagnate da alcune opere precedenti. L’artista avverte il dramma dell’esistenza, il lungo peregrinare di chi è in grado di proporsi fortemente oltre il naturale evolversi del tempo è, perplesso e sconvolto, volge il suo pensiero al tempo, alle mutazioni, all’Universo. Una profonda inquietudine attanaglia Carmine Papa, una sensazione profonda di silenzio, che si riflette nell’astrattismo.

 

Mutazioni artistiche di Papa, dal quotidiano “Corriere di Caserta” -  Cultura & Spettacolo  - di Mercoledì 16 Ottobre 1996.

di Francesca Nardi

Carmine Papa artista…E la linea diventa il tracciato sottile del pensiero, l’espressione visiva di un pensiero affrontato millenni fa, agli albori del mondo: riflesso dell’idea primordiale che assorbe piano l’immaginario attraverso cenno di movimento, che lascia intravedere lente e sinuose volute: linee simili a piume spente, staccate dal corpo e dalla materia chissà quando, chissà dove. E la linea muta l’immagine iniziale attraverso i lucori del bianco cromo, si ritrae e si contorce come un artiglio che dichiara la violenza della luce”prima” . Graffiate quasi sul legno che offre porosità naturale alla fusione operata., le linee corrono e si ritraggono, tronche, aprendosi ora in estuari brevi, o infinite provenienti da solari progeniture, in corsa verso l’ignoto. Ma la visione globale dell’opera offre letture analitiche d’indagine., di scavo profondo all’interno della materia: fibre organiche o corde di pentagramma, reticolati geometrici o quant’altro conduca il pensiero verso i misteri dell’universo. “L’albero dei miei pensieri”, ancora su legno, fondo scuro e greve, sintonizzato sulle note di un sax lento e strascicato come un tramonto a New Orleans, con la gente appiattita sullo sfondo divenuto all’improvviso un lungo murales senza prospettiva. La musica invade pastosa l’assenza di suoni che caratterizza la vista alle mostre. L’atmosfera da vespo, silenziosamente sacrale, si addensa, si contrae e si annulla nelle note che invadono il silenzio di dentro, come un lamento che attenda l’accordo improvviso per scomporsi in mille cristalli lucenti e ricadere come un pianto purificatore. E la magia dell’albero si diluisce nell’astrazione, allargando lo spazio visivo nella rappresentazione quasi settoriale degli elementi. Gli “occhi”del legno, le rugosità del tronco si miscela in fasce cadenti simili a code di pavone, si aggregano nuovamente per sfrondare quasi in larghe e grezze dimensioni apparenti. La ricerca estenuante di Carmine Papa ruota attorno ai cardini del primordiale, sottolineando in opachi cromatismi l’angoscia dell’attesa, l’ansia di una libertà ancora vincolata allo schema di un’esistenza forse precostituita. Un originale astrattismo che lascia intravedere dimensioni contemplative all’origine dell’ispirazione, alle quali l’artista ricorre impercettibilmente per attingere linfa ed energia. Il rifugiarsi nello stato di sospensione statica che può apparire contraddittorio in riferimento alla tendenza artistica di Carmine Papa. Lascia tuttavia spazi inconsueti al presagio di nuovi approdi artistici che senza dubbio andranno a delinearsi nel tempo.  

 

Carmine Papa, da “COLLANT”- dicembre 1996 - n°11+0 - supplemento al 12/96 - articolo relativo alla mostra dal 11ottobre al 6 novembre ’96 alla Galleria Mediarte di Caserta.

di Enzo Battarra

L’astrazione è un punto fermo. Non è un luogo comune. Le geometrie di Carmine Papa, esposte presso la Mediarte di Caserta sotto il titolo “Mutazioni” cercano sempre nuovi ordini, leggi di una galassia che di contro vive sempre di più il caos come regola di vita. Sulle superfici i piani si sovrappongono, si scompongono, si stratificano. La natura tende a contaminare le regole. E Carmine Papa è attento ad assecondare le volubilità del cosmo. I suoi piani, intersecandosi, rimandano a spazi fisici ma soprattutto mentali. Le “mutazioni” avvengono di continuo sotto i nostri occhi, La materia si trasforma, il panorama si modifica, noi stessi siamo sempre diversi. “La forza della libertà” è quella che ci inventiamo attimo per attimo, passo dopo passo. Nelle strutture geometriche di Papa c’è sempre un elemento perturbatore, quell’anelito di vita che soffia sovvertendo ogni disciplina. E appropriate sono state le partiture musicali che il giovane compositore Luigi Esposito ha scritto in omaggio alle opere di Papa. I cinque brani sono stati eseguiti dinanzi ai quadri nel corso dell’inaugurazione dal quartetto Saxsofonia, formato da Francesco Mattiello al sax soprano, Domenico Mattiello a Ciro De Biase all’alto, Mario Capone al tenore. La musica ha così contaminato lo spazio fisico della galleria e gli stessi quadri hanno vissuto una nuova dimensione, dialogando con lo specifico musicale. E nuove mutazioni di lettura sono intervenute in quel contesto plurimediale. Che poi il Vesuvio sia un raffinato piccolo triangolo e la pittura un rincorrersi tra le stanze della memoria non accade a caso. Sono queste, a livello esemplificativo, le connotazioni linguistiche di Carmine Papa. Vero è che l’arte abbia subito negli ultimi decenni mutazioni ancor più drammatiche, più esasperate. Ma non è da tutti condividerle. E quando il vento soffia forte ci si può nascondere in soffitta o andare incontro all’universo.

 

1997

 

Le armoniche tessiture di Carmine Papa, da Il Globo - angolo della cultura - sabato 25 gennaio ’97.

di Maurizio Vitiello

Carmine Papa è un operatore che segue, con estrema partecipazione, i movimenti artistici nazionali e collabora con uomini e personaggi dell’arte, della cultura e della musica. Papa ascolta molto e, con discrezione, apre nuove vie espositive. I suoi lavori sono elaborazioni molto sentite. Nel chiuso del suo studio esamina cromie e tele, possibilità dei legni e nuova tenuta dei materiali presi in esame. Sperimenta, in fondo, soluzioni possibili. Con alcuni acidi e tocchi giusti cerca di calibrare valenze all’interno dei turgori della materia. La sua pittura non è esplosiva, ma tutta tesa a spiegare le infinite congruenze di stratificazioni sottili e leggere, quasi di delicata evanescenza. Con stesure accorte riesce a misurare veli cromatici e a fissare umori certi. Colori mai accesi, proposti con leciti colpi di polso, appuntano queste stesure. Al momento, però, privilegia il bianco e il nero. Papa tratta questi due colori, che motivano icastiche forze, con abili giochi di toni, quasi voler spiegare intime tessiture, e giungere, così, ad innalzare frontiere visive ed intriganti sudari dell’anima. Le strutture cristalline, ambientali e spaziali, suggeriscono e rimandano a lontane galassie. Le opere sottolineano un astrattismo geometrico, raddolcito dalle premure delle caute manipolazioni, ricco di riferimenti, di spiriti e di pensieri, che insegue l’incalcolabile sequenza, senza inizio e senza fine, dell’universo. Le stelle, il sole, la luna, la notte e il giorno decantano le stagioni dell’uomo e l’artista sa bene che non può restringerne evoluzioni, rotazioni, battiti e palpiti. E’ esalta una geometria al di là della tecnologia, che non appartiene alla fredda impostazione di una macchina. Un’applicazione paziente, insomma, di un composto pensiero, che ha suscitato l’interesse di un giovane e abile compositore. Sulle opere di Carmine Papa dell’ultimo biennio di lavoro, intenso e meditato, ha lucidamente musicato Luigi Esposito.

 

Le intime tessiture dello spazio e dell’anima nelle cromo-armonie di Carmine Papa, da Portofranco, profili d’artista, gennaio-marzo ’97, 15.

di Maurizio Vitiello

Carmine Papa è un operatore che segue, con estrema partecipazione, i movimenti artistici nazionali e collabora con uomini e personaggi dell’arte, della cultura e della musica. Papa ascolta molto e, con discrezione, apre nuove vie espositive. I suoi lavori sono elaborazioni molto sentite. Nel chiuso del suo studio esamina cromie e tele, possibilità dei legni e nuova tenuta dei materiali presi in esame. Sperimenta, in fondo, soluzioni possibili. Con alcuni acidi e tocchi giusti cerca di calibrare valenze all’interno dei turgori della materia. La sua pittura non è esplosiva, ma tutta tesa a spiegare le infinite congruenze di stratificazioni sottili e leggere, quasi di delicata evanescenza. Con stesure accorte riesce a misurare veli cromatici e a fissare umori certi. Colori mai accesi, proposti con leciti colpi di polso, appuntano queste stesure. Al momento, però, privilegia il bianco e il nero. Papa tratta questi due colori, che motivano icastiche forze, con abili giochi di toni, quasi voler spiegare intime tessiture, e giungere, così, ad innalzare frontiere visive ed intriganti sudari dell’anima. Le strutture cristalline, ambientali e spaziali, suggeriscono e rimandano a lontane galassie. Le opere sottolineano un astrattismo geometrico, raddolcito dalle premure delle caute manipolazioni, ricco di riferimenti, di spiriti e di pensieri, che insegue l’incalcolabile sequenza, senza inizio e senza fine, dell’universo. Le stelle, il sole, la luna, la notte e il giorno decantano le stagioni dell’uomo e l’artista sa bene che non può restringerne evoluzioni, rotazioni, battiti e palpiti. E’ esalta una geometria al di là della tecnologia, che non appartiene alla fredda impostazione di una macchina. Un’applicazione paziente, insomma, di un composto pensiero, che ha suscitato l’interesse di un giovane e abile compositore. Sulle opere di Carmine Papa dell’ultimo biennio di lavoro, intenso e meditato, ha lucidamente musicato Luigi Esposito.

 

Le armoniche tessiture di Carmine Papa, da “Il Globo”  - sabato 25 gennaio ’97 - arti visive.

di Maurizio Vitiello

Carmine Papa è un operatore che segue, con estrema partecipazione, i movimenti artistici nazionali e collabora con uomini e personaggi dell’arte, della cultura e della musica. Papa ascolta molto e, con discrezione, apre nuove vie espositive. I suoi lavori sono elaborazioni molto sentite. Nel chiuso del suo studio esamina cromie e tele, possibilità dei legni e nuova tenuta dei materiali presi in esame. Sperimenta, in fondo, soluzioni possibili. Con alcuni acidi e tocchi giusti cerca di calibrare valenze all’interno dei turgori della materia. La sua pittura non è esplosiva, ma tutta tesa a spiegare le infinite congruenze di stratificazioni sottili e leggere, quasi di delicata evanescenza. Con stesure accorte riesce a misurare veli cromatici e a fissare umori certi. Colori mai accesi, proposti con leciti colpi di polso, appuntano queste stesure. Al momento, però, privilegia il bianco e il nero. Papa tratta questi due colori, che motivano icastiche forze, con abili giochi di toni, quasi voler spiegare intime tessiture, e giungere, così, ad innalzare frontiere visive ed intriganti sudari dell’anima. Le strutture cristalline, ambientali e spaziali, suggeriscono e rimandano a lontane galassie. Le opere sottolineano un astrattismo geometrico, raddolcito dalle premure delle caute manipolazioni, ricco di riferimenti, di spiriti e di pensieri, che insegue l’incalcolabile sequenza, senza inizio e senza fine, dell’universo. Le stelle, il sole, la luna, la notte e il giorno decantano le stagioni dell’uomo e l’artista sa bene che non può restringerne evoluzioni, rotazioni, battiti e palpiti. E’ esalta una geometria al di là della tecnologia, che non appartiene alla fredda impostazione di una macchina. Un’applicazione paziente, insomma, di un composto pensiero, che ha suscitato l’interesse di un giovane e abile compositore. Sulle opere di Carmine Papa dell’ultimo biennio di lavoro, intenso e meditato, ha lucidamente musicato Luigi Esposito.

 

Arti visive, dal quotidiano “Il globo” di domenica 23 e lunedì 24 febbraio ’97 - L’angolo della cultura.

diAngela Balenzano

“Successo della mostra Hodierna Documenta al Centro Culturale L’approdo di Avellino”. Al centro culturale “L’Approdo” di Avellino, diretto con competenza e passione da Elide Rusolo, con l’esposizione “Hodierna Documenta”, s’incontrano sette operatori dell’area campana molto conosciuti a livello nazionale ed internazionale e di cui si conservono opere in importanti musei e collezioni private di prestigio. Mario Lanzione, Antonio Manfredi, Elio Marino, Renato Milo, Carmine Papa, Marta Pilone, Sergio Williamns espongono esiti dell’ultima produzione. Si tratta, fondamentalmente, di un momento di verifica e, contemporaneamente, di riflessione a sette voci. Non manca a questi artisti la voglia di confrontarsi e di rivedersi in varie città italiane per rispettare eventuali appuntamenti aggregativi. Pur essendo viva la differenza dei linguaggi frequentati e delle tecniche operative si colgono sotterranee confluenze ed incidenti congruenze, e si notano, quindi consonanze estetiche. Carmine Papa, artista molto seguito dalla critica più attenta, lavora con molta precisione lignei su cui incide metafore preziose del tempo e della vita e tele su cui innesta paesaggi intimi. Non indugia nei colori, ma preferisce il bianco e nero che sfuma con grande abilità.

 

Artisti in passerella nel nome del mediterraneo, dal quotidiano il “Il Quotidiano” del 6 dicembre ’97 - Traccia Mediterranea  -  Fiera del Levante (BA).

diEster Milano

A “Spazio Aperto  all’Arte” curato da Ester Milano e in programma fino all’8 dicembre insieme con “Fiera di Natale” e “Antichitalia”, ha debuttato “Tracce Mediterranea”, una rassegna che, grazie alla concomitante presenza di artisti campani e pugliesi, intende documentare, come precisa il critico partenopeo Maurizio Vitiello, la creatività del Mezzogiorno. L’obiettivo è di agevolare l’ingresso di artisti “non sostenuti” nei circuiti che contano. Perciò Bari chiama Napoli. Un doppio filo unisce dunque le sponde adriatiche e quelle tirreniche, e una matrice comune, il Mare Nostrum, traspare delle opere degli artisti in passerella. Si evidenzia l’artista Carmine Papa, che preferisce gettare il colore alle ortiche e darsi anima e corpo al bianco-nero.

 

Artisti in passerella nel nome del mediterraneo, dal quotidiano il “PUGLIA” di domenica 7 dicembre ’97.

di Ester Milano

A “Spazio Aperto all’Arte” curato da Ester Milano e in programma fino all’8 dicembre insieme con “Fiera di Natale” e “Antichitalia”, ha debuttato “Tracce Mediterranea”, una rassegna che, grazie alla concomitante presenza di artisti campani e pugliesi, intende documentare, come precisa il critico d’arte partenopeo Maurizio Vitiello, la creatività del Mezzogiorno. L’obiettivo è di agevolare l’ingresso di artisti “non sostenuti” nei circuiti che contano. Perciò Bari chiama Napoli. Un doppio filo unisce dunque le sponde adriatiche e quelle tirreniche, e una matrice comune, il Mare Nostrum, traspare delle opere degli artisti in passerella. Si evidenzia l’artista Carmine Papa, che preferisce gettare il colore alle ortiche e darsi anima e corpo al bianco-nero.

 

1998

 

Carmine Papa … e sul nero deduttivo.

di Giuseppe Errico

Carmine Papa narra del fluire delle cose e dei pensieri tramite l’arte, traccia espressivamente l’attraversamento epocale della sua persona nel magma comunicazionale in cui appare “gettato”, immerso, il suo “segno espressivo”. L’artista utilizza i propri strumenti per raccontare l’evolversi dell’essere nel mondo (nascita, il giorno, il passaggio, l’ascesa, l’insediamento, la caduta, la fuga, andamenti). Questo personale “pellegrinaggio” artistico possiede alcuni attributi della liminalità dei riti di passaggio: liberazione dalla struttura mondana, omogeneizzazione di status, semplicità di comportamento, communitas, dura prova, riflessione sul significato dei valori fondamentali del nostro tempo, istituzione ritualizzata di corrispondenze tra paradigmi ideali ed esperienze umane condivise, emersione dell’individuo dalla moltitudine. E così anche il segno emotivo dell’artista può farsi seduttivo ed indirizzarsi, carico di senso, all’altro (lo spettatore) nell’attesa di aprire nuove comprensioni estetiche ed “orizzonti d’attese”. In Carmine Papa ciò appare normale: la sua ricerca espressiva-concettuale è strettamente correlata al bisogno di incontrare l’altro-da-sè. Il suo percorso artistico-epsressivo, negli ultimi anni, ha tenuto presente proprio la necessità di alterità/diversità. Pertanto le linee bianche su sfondi neri, le seduttive e dorate linee curve, le forme architettoniche, le traiettorie geometriche, così precise, calibrate, ben disposte nello spazio, paiono suggerire temi del nostro tempo e riferimenti psicologici e sociali, individuali e collettivi, e sono capaci di produrre armonia e serenità per chi osserva. Ciò accade nonostante l’artista utilizzi, in preminenza, uno sfondo nero come base di partenza. Ben articolate fra loro ed armoniose ci paiono le linee tese a marcare spazi della tela. L’artista Papa esprime significati emotivi e al tempo stesso dell’epoca, esperienze che vanno oltre il “soggettivismo” dilagante dell’umano, e così travalicano i suoi “segni” oltre lo spazio frontale della tela. Le linee così ben disegnate e prospettate si indirizzano verso i margini del quadro al punto che l’occhio di chi osserva deve e può inclinarsi: la ricerca impone uno “sforzo”, un’attenzione, un dover inseguire i significati che l’artista traccia per gioco e per emozione. Linee che corrono e si ritraggono, tronche, aprendosi ora in estuari brevi, o infinite: <<letture analitiche di indagine, di scavo profondo all’interno della materia: corde di pentagramma>>.
Si tratta di linee, traettorie, orizzonti geometrici ludico-espressivi, tratti che si inseguono, che cercano di fuoriuscire dall’orizzonte pittorico dettato, appunto, dalla limitatezza dello spazio a disposizione. Per cogliere quest’arte occorre calarsi nello stupore, proiettarsi dentro il “segno” farlo proprio, mescolando soggettività ed intersoggettività. E’ questa un’arte priva di eccessi di senso, nuda e ben disposta allo sguardo, priva di quell’enfasi megalomanica e pseudo-estetica così onnipresente nell’arte contemporanea.

 

Nord e sud uniti nel nome dell’arte, dal quotidiano il “ROMA” di venerdì 3 aprile ’98 - Spazio aperto all’arte - Fiera del Levante (BA).

di Ester Milano

Presenze estremamente significative dell’area campana hanno risposto all’appello di Ester Milano, tenace organizzatrice, da alcuni anni animatrice di “Spazio Aperto all’Arte”, che vede sempre più coinvolti operatori ed operatrici delle arti visive contemporanee del Sud, ma non solo. Segnaliamo, quindi all’attenzione del numeroso pubblico Enrico Moletti, Filippo Malice, Maria Pia Daidone, Aldo Fulchignoni, Giuseppe Antonello Leone, Andrea della rossa, Lucio Romagnuolo, Enzo Buttino, Carmine Papa. Divisi in due grandi stands portano le ultime prove della loro produzione, apprezzata da famosi critici nazionali. Carmine Papa, che da tempo elabora un accorto programma di definizione delle valenze del nero in un magico registro astratto-spaziale, calibra con decisa precisione fini interventi, molto apprezzati dalla critica più qualificata e da importanti galleristi, che lo seguono attentamente.

 

L’arte parla la lingua mediterranea, dal quotidiano il “ROMA” di martedì 9 settembre ’98 - Traccia Mediterranea - Fiera del Levante (BA).

 

di Angela Balenzano

Mediterraneo come comune denominatore. Se lo spirito di “Spazio Aperto all’Arte” era questo, c’è da dire che gli artisti che hanno partecipato alla rassegna, hanno colto nel segno. L’idea di Ester Milano, “Traccia Mediterranea”, dunque, si è rilevata un grande successo. Soprattutto perché ha valorizzato quegli artisti che non riescono a rientrare nei circuiti che contano. Un filo ha legato operatori pugliesi e campani, facendo emergere la creatività del Mezzogiorno. Ecco dunque la modalità espressiva dell’astratto geometrico di Carmine Papa.

 

Anche quest’anno in Fiera, Spazio Aperto all’Arte, dal quotidiano il “ROMA” del 18 settembre ’98 - Spazio aperto all’arte - Fiera del Levante - BARI..

di Simona Barucco

Anche in questa 62ma edizione della Fiera del Levante si rinnova l’appuntamento con Spazio Aperto all’Arte. Nel contesto dell’internazionale fiera settembrina Spazio Aperto all’Arte rappresenta un’isola riservata ai linguaggi dell’arte, pittura, scultura, fotografia, design, costume, musica, ben integrati, aperti ad un dialogo interculturale ed interdisciplinare. Emergono in quest’isola dedicata all’arte:

Un’artista emergente di grande capacità espressiva Carmine Papa.
I suoi dipinti sono spaccati di vita, forti emozioni che trovano nel monocromatico nero, per lui concentrazione di tutti i colori, espressioni plastiche di forti tensioni.

 

I giovani e l’arte, intesa  perfetta, dal quotidiano il “BARISERA” del 20 settembre ’98 - Spazio aperto all’arte - Fiera del Levante - BARI..

 

di Lucia Schinzano

Quella dei maestri affermati, ma soprattutto quella dei giovani, che hanno in questo modo l’occasione di confrontare la rispettiva creatività nelle ricerca e nella sperimentazione di nuove forme progressive.
A loro, infatti, è dedicato lo “Spazio Aperto all’Arte”, nel padiglione 10 della Fiera del Levante, uno spazio autogestito dagli stessi artisti: pittori, designers, fotografi, scultori, che si sono cimentati con i materiali più disparati, dal vetro alla plastica, dal legno alla yuta ed alla semplice gommapiuma.

Tra i pittori più noti alla critica autorevole il napoletano Carmine Papa.

 

Spazio Aperto all’Arte, Cronaca di un successo, dal quotidiano il “ROMA” del 21 settembre ’98 - Spazio aperto all’arte - Fiera del Levante - BARI.

di Donato Forenza

Nell’ambito internazionale della 62a edizione della Fiera del Levante, nel 1998, il settore degli artisti con “Spazio Aperto all’Arte”, mirabilmente curato dall’Art Manager Ester Milano, è stato presente anche questa volta, con numerosi ed importanti esponenti di varie figurazioni e tematiche a rilievo. Tra le presenze di artisti singoli e associati è possibile menzionare quelli presenti nel catalogo e fra i tanti si cita: Carmine Papa.

 

La fantasia e la creatività del nostro bistratto Sud, dal quotidiano il “La Gazzetta del Mezzogiorno” di dicembre ’98 - Speciale Fiera del Levante - Bari.

di Donato Forenza

Nell’ambito di “Spazio Aperto all’Arte” curato da Ester Milano, debutta “Tracce Mediterranea”, una rassegna che, grazie alla concomitante presenza di artisti campani e pugliesi, intende documentare, come precisa il critico d’arte partenopeo Maurizio Vitiello, la creatività del Mezzogiorno. L’obiettivo è di agevolare l’ingresso di artisti “non sostenuti” nei circuiti che contano. Perciò Bari chiama Napoli. Un doppio filo unisce dunque le sponde adriatiche e quelle tirreniche, e una matrice comune, il Mare Nostrum, traspare dalle opere degli artisti in passerella. Si evidenzia l’artista Carmine Papa, che preferisce gettare il colore alle ostriche e darsi anima e corpo al bianco-nero.

 

1999

 

Le intime tessiture dello spazio e dell’anima nelle cromo-armonie di Carmine Papa.

di Maurizio Vitiello

Carmine Papa è un operatore che segue, con estrema partecipazione, i movimenti artistici nazionali e collabora con uomini e personaggi dell’arte, della cultura e della musica. Papa ascolta molto e, con discrezione, apre nuove vie espositive. I suoi lavori sono elaborazioni molto sentite. Nel chiuso del suo studio esamina cromie e tele, possibilità dei legni e nuova tenuta dei materiali presi in esame. Sperimenta, in fondo, soluzioni possibili. Con alcuni acidi e tocchi giusti cerca di calibrare valenze all’interno dei turgori della materia. La sua pittura non è esplosiva, ma tutta tesa a spiegare le infinite congruenze di stratificazioni sottili e leggere, quasi di delicata evanescenza. Con stesure accorte riesce a misurare veli cromatici e a fissare umori certi. Colori mai accesi, proposti con leciti colpi di polso, appuntano queste stesure. Al momento, però, privilegia il bianco e il nero. Papa tratta questi due colori, che motivano icastiche forze, con abili giochi di toni, quasi voler spiegare intime tessiture, e giungere, così, ad innalzare frontiere visive ed intriganti sudari dell’anima. Le strutture cristalline, ambientali e spaziali, suggeriscono e rimandano a lontane galassie. Le opere sottolineano un astrattismo geometrico, raddolcito dalle premure delle caute manipolazioni, ricco di riferimenti, di spiriti e di pensieri, che insegue l’incalcolabile sequenza, senza inizio e senza fine, dell’universo. Le stelle, il sole, la luna, la notte e il giorno decantano le stagioni dell’uomo e l’artista sa bene che non può restringerne evoluzioni, rotazioni, battiti e palpiti. E’ esalta una geometria al di là della tecnologia, che non appartiene alla fredda impostazione di una macchina. Un’applicazione paziente, insomma, di un composto pensiero, che ha suscitato l’interesse di un giovane e abile compositore. Sulle opere di Carmine Papa dell’ultimo biennio di lavoro, intenso e meditato, ha lucidamente musicato Luigi Esposito. prova